Prudente. Uomo che crede al 10% di ciò che sente, ad un quarto di ciò che legge e alla metà di ciò che vede.




lunedì 29 marzo 2010

Crearsi il "posto di lavoro" con un contributo a fondo perduto e prestiti a tasso agevolato


Un'altra anomalia dis-economica tutta italiana è che molti non sanno che da qualche tempo è ormai prevista la possibilità, per chi ha intenzione di mettersi in proprio e investire in una attività economica, di poterlo fare ricevendo dallo Stato più della metà dei fondi necessari, tra spese per investimenti e spese di gestione, completamente a fondo perduto (non vanno cioè rimborsati) e l'altra metà attraverso un prestito agevolato (cioè ad un tasso di interesse irrisorio e rimborsabile in cinque anni). L'agevolazione fu prevista per la prima volta dalla legge 608/1996 allora denominata "Prestito d'onore" gestita da Sviluppo Italia S.p.a. che dopo aver cambiato varie denominazioni, gestore e modalità di erogazione è giunta sino a noi come "Lavoro Autonomo" ed è oggi gestita da Invitalia, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa che agisce su mandato del Governo per accrescere la competitività del Paese. La misura è particolarmente adatta a chi entra per la prima volta nel mondo del lavoro ma nulla vieta che le agevolazioni vengano concesse anche a persone più avanti negli anni, purchè inoccupate. Non esistono, dunque, limiti di età, ma nemmeno graduatorie di merito (nel senso che non vi è un numero massimo di persone che può essere ammesso). Non vi è scadenza (può essere presentata in qualsiasi periodo dell'anno), non è rivolta ad uno specifico settore (va bene per i servizi tanto quanto la produzione di beni) e nemmeno ad un particolare territorio (da nord a sud tutti quanti ne possono beneficiare). Ogni momento è perciò potenzialmente vantaggioso per chi ha la volontà di realizzare il sogno di crearsi da solo il proprio "posto di lavoro". La domanda di presentazione è molto semplice e verrà compilata direttamente on-line dal sito http://www.autoimpiego.invitalia.it/lavaut_attivita.asp. Non servono quindi marche da bollo e nemmeno lettere raccomandate (almeno in questa fase). Il form ci guiderà automaticamente, in modo molto semplice e passo dopo passo ad introdurre la descrizione di chi siamo e le caratteristiche dell'attività che abbiamo intenzione di realizzare: ambito territoriale in cui si inserisce, quali sono i punti di forza e di debolezza, le possibili future minacce, le opportunità di sviluppo, ecc. In sostanza, quasi senza accorgersene si finisce per aver compilato un verò e proprio MINI-Business plan. Fondamentale, per riuscire ad essere ammessi e ottenere le agevolazioni sarà la coerenza tra il profilo del proponente e l'idea imprenditoriale (se sono un parrucchiere difficilmente mi concederanno i fondi per "aprire" una pasticceria, ma molto probabilmente quelli per aprire una sala), la fattibilità tecnico-economica dell'iniziativa [cioè, se le prospettive sono realmente reali, "fattibili" e consentano un ritorno dall'investimento (e soprattutto consentano il rimborso del finanziamento e di mantenere un margine per il proponente). Dunque, se la mia idea imprenditoriale è quella di creare un negozio per la vendita di palloncini per feste di bambini e abito in un villaggio sperduto della Valle D'Aosta dove l'età media è di 74 anni e la natalità pressochè zero, difficilmente mi accetteranno la domanda dato che dall'investimento non rientrerei sicuramente nemmeno in cento anni, ma se abito a Roma o a Catania, Siracusa, ecc. molto probabilmente si) e, infine, la sua cantierabilità (ovvero l'effettiva e immediata realizzabilità: se mi dessero cioè oggi quei fondi io dovrei avere la possibilità di mettermi immediatamente in moto per la realizzazione). Qualora questi requisiti siano soddisfatti e coerenti, la seconda tappa fondamentale è il colloquio, dove, a meno che non ci si sia inventato tutto di sana pianta, nulla osterà all'effettiva concessione dell'agevolazione. Ovviamente, ci sono dei limiti.
1) L'agevolazione è in sostanza prevista per le piccole attività. Per questo motivo è rivolta esclusivamente alle persone fisiche che intendono avviare un'attività di lavoro autonomo in forma di "ditta individuale" (sono escluse le società ed altri enti collettivi) e l'investimento complessivo non può superare i 25.823 Euro (IVA esclusa). Cifra che tutto sommato consente, a chi ha buone idee e ci crede realmente, di realizzare ottimi business rischiando del proprio meno della metà. Per maggiori e ulteriori informazioni è possibile collegarsi al sito o se vi occorrono delucidazioni lasciare un post su questo blog.
2) Per un periodo di almeno cinque anni dalla data della delibera di ammissione alle agevolazioni, il beneficiario non può essere titolare di alcun tipo di contratto di lavoro a tempo pieno. È consentito svolgere, oltre agli incarichi professionali coerenti con l'attività finanziata, le attività a tempo parziale e/o occasionali e/o stagionali, a condizione che esse consentano di continuare a svolgere l’attività finanziata. In caso si trasgredisse bisognerebbe rimborsare l'intero importo finanziato. Una condizione del tipo: "astenersi perditempo"!
3) Anche questi fondi non sono infiniti, ma lottano con le cifre dei bilanci pubblici, quindi è probabile che di questi tempi i filtri utilizzati per la valutazione dei progetti si siano fatti leggermente più stretti e le valutazioni, dunque, più rigorose. Comunque, le buone idee "passano" tutte le selezioni e in ogni caso vale sempre la pena di provare. Dunque, se si hanno le idee chiare, si può fare direttamente dal sito da soli; se serve un pò di aiuto si può contattare direttamente Invitalia (è previsto un sistema di supporto) o ci si può rivolgere ad un privato che conosca le procedure e può orientare nelle scelte, nei calcoli e nelle formalità.

martedì 23 marzo 2010

Incentivi al via: sconti su scooter, mobili da cucina, forni, cappe, piani cottura, scaldini...e case! Dal 6 aprile!


Dopo mesi di trattative all'interno del governo e con le parti sociali: il decreto incentivi venerdi scorso è stato varato. Grande è apparsa la delusione del sistema delle imprese che auspicava stimoli più consistenti per incalanarsi sul sentiero dello sviluppo. Lo stanziamento, infatti, di tre volte inferiore a quello previsto l'anno scorso di questi tempi sembra cosa da nulla se paragonato ai piani (plurimiliardari) di rilancio di altri paesi e si spalma su un numero di settori così vasto (nautica, agricoltura, edilizia, industria, manifattura, servizi, elettronica, energia, internet e trasversalmente molti altri) da rendere difficile ai "benpensanti" non far ritenere che la logica che abbia guidato il Governo sia, piuttosto, la fretta dell'imminenza delle elezioni regionali che la razionale valutazione delle effettive possibilità di rilancio. Sicuramente si poteva fare di più e meglio: molti sono i settori rimasti esclusi e coloro che non potranno beneficiare, piuttosto che il contrario. Il governo fa bene a prestare attenzione alla tenuta dei conti pubblici però come già affermato in una miriade di post precedenti serve di più. E non è questione di incentivi. C'è chi come me infatti è quasi sempre contrario a queste misure di aiuto. Se prendiamo a riferimento i dati delle passate esperienze è possibile rilevare come esse siano quasi "dis-economiche" finendo, in sostanza, per "drogare" il mercato", (secondo una visione non liberal ma prettamente economica), in quanto sostengono la domanda di breve periodo e creano effetti perversi, nel presente, per i prodotti che non rientrano nelle misure e, per il futuro, della domanda degli stessi prodotti agevolati. Come è stato rilevato l'impatto diretto dell'acquisto di beni "incentivati" scalzano altri acquisti importanti, così che l'impatto delle misure in generale è minore della misura stessa. In secondo luogo, è prevedibile un impatto negativo sulla domanda degli stessi prodotti al venir meno delle misure agevolative, come è accaduto per le autovetture con la rottamazione che finisce per creare una sorta di mercato "stagionale" dove la stagione dura tanto quanto dura il periodo degli sconti. Siamo ancora nel campo delle proiezioni e di certo non sono confortanti. La chiave di volta sta nelle priorità degli interventi auspicabili: infrastrutture, fisco, welfare, servizi pubblici locali, educazione, innovazione, start up. Queste sono le riforme da avviare, dato che non si vive di manifestazioni, intercettazioni e scontri nei talk show.
Ma siccome il mio mestiere non è rovinare la festa ma aprire gli occhi, tralasciando per ora quello che non si è fatto e provando a ragionare con l'ottica del bicchiere mezzo pieno e con la logica che "il poco, anche se non per tutti, è sempre meglio di niente" cercherò di dare una mano a chi segue il blog per riuscire ad avvantaggiarsi degli incentivi, la cui partenza è prevista per il 6 aprile e la durata fino al 31 dicembre 2010 "fino a esaurimento risorse" (che ripensando alle esperienze passate non avverrà in tempi così lontani, vista la consistenza ancora più bassa e, dunque, gli incentivi saranno appannaggio di chi, ancora una volta, si avvantaggerà per primo). Il meccanismo sembra essere per tutti identico, con lo sconto applicato dal venditore al momento dell'acquisto previa verifica, tramite internet, della capienza del fondo.
Mettendo da parte gli incentivi inutilizzabili dai più (nucleare, porti, gru, rimorchi, trattori, ecc.) provo a spiegare quelli che possono essere davvero utili per risparmiare qualche "piotta".
Acquisto di eco-case. E' il contributo di maggior rilievo, per un importo pari a 116€/mq(fino ad un risparmio massimo di 7.000€) per la classe A e 83€/mq (fino ad un risparmio massimo di 5.000€) per la classe B. Ad oggi non sembra che l'incentivo sia rivolto solo agli acquirenti di prima abitazione, dunque, se questo anticipo venisse confermato, chiunque può usufruine. Sembra che oltre all'attestato di certificazione energetica, occorra (nel caso di nuova abitazione) il parere dell'Enea-Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente (In attesa di chiarimenti è il massimo che posso anticipare).
Sostituzione mobili da cucina in uso con cucine componibili complete di elettrodomestici efficienti Scatta uno sconto del 10% del costo (nel limite massimo di singolo contributo pari a 1.000 euro). Il decreto attuativo ricorda come la nuova cucina componibile debba essere corredata dai seguenti elettrodomestici ad alta efficienza e in particolare da: frigorifero/congelatore in classe A+ e A++, forno in classe A, piano cottura a gas (se inserito) con dispositivo di sorveglianza fiamma, lavastoviglie (se inserita) in classe A/A/A (A, di efficienza energetica, A, di efficienza di lavaggio, A, di efficienza di asciugatura). Specifica importante: qualora qualcuno (o tutti) gli elettrodomestici non rientrassero nelle classi energetiche ad alta efficienza, il rispettivo prezzo di acquisto non concorre a formare il valore in base al quale viene calcolato il contributo.
Cappe climatizzate Bonus del 20% per un massimo di 500 euro.
Cucine di libera installazione Contributo del 20%, fino 100 euro. La sostituzione deve avvenire con cucine dotate di forno elettrico di classe A e piano cottura dotato di valvola di sicurezza gas.
Sostituzione piani cottura con un nuovo dotato di dispositivo di sorveglianza fiamma (Fsd) Contributo del 20%, fino a un singolo importo massimo di 80 euro.
Scaldacqua. Bonus del 20%, fino a un massimo di 400 euro, se si sostituiscono scaldacqua elettrici con installazione di pompe di calore ad alta efficienza dedicate alla sola produzione di acqua calda sanitaria.
Forni elettrici Contributo del 20% sul prezzo di costo (massimo di singolo contributo 80 euro) se di classe energetica non inferiore alla A.
Lavastoviglie 20% di sconto sul prezzo di costo, nel limite massimo di singolo contributo pari a 130 euro. Classe non inferiore ad A/A/A (A, di efficienza energetica, A, di efficienza di lavaggio, A, di efficienza di asciugatura)
scalda acqua a pompe di calore, stufe). Contributo massimo da 80 a 500 euro a seconda del prodotto. Meccanismo non sarà più quello della detrazione in dichiarazione dei redditi (obbligo di certificare il pagamento e fattura recante la classe di efficienza energetica) ma anche qui lo sconto presso il rivenditore.
Linee veloci per la connessione a Internet. Previsto un bonus per i giovani (max 30 anni) che acquistano nuovi pacchetti Adsl (sembra ad oggi di 50€ che corrisponde al costo medio dell'attivazione). Dato che questo genere di contratti si sottoscrivono in genere fuori dai locali commerciali, non è possibile fare previsione su come si usufruirà dell'incentivo ma la linea più probabile è quella dello sconto sulla prima fattura.
Capitolo due ruote. Grandi escluse le biciclette, tornano gli incentivi per gli scooter. Sostituendo un euro 0 o euro 1 con «un motociclo fino a 400 cc di cilindrata ovvero con potenza non superiore a 70 kw nuovo di categoria euro 3» si potrà avere un incentivo per il 10% del costo e nel limite massimo di singolo contributo pari a 750 euro. Bonus raddoppiato se si acquista un motociclo dotato di alimentazione elettrica doppia o unica. Il contributo verrà attuato esattamente come il precedente, attraverso uno sconto applicato al momento dell'acquisto e praticato direttamente dal rivenditore previa verifica della capienza del fondo (che lo scorso anno si esaurì nel giro di un paio di settimane).
Nautica da diporto (motori fuoribordo e stampi per scafi). Per i motori fuoribordo bonus del 20% del prezzo di acquisto e contributo massimo di mille euro. Stampi per scafi non nocivi per la salute dei lavoratori, contributo massimo di 200mila euro. Ad oggi non ho idea di come verrà applicato, in quanto la misura è nuova nel suo genere.
Realizzazione dei campionari tessili. Saranno agevolate tutte le imprese nazionali a prescindere dalla loro veste giuridica (dalle ditte individuali alle società di capitali). Lo sconto pare consista in una detassazione da Irpef o da Ires dei costi sostenuti e saranno dunque fruibili a partire dal 2011.
Piano casa Interventi di manutenzione ordinaria e alcuni interventi di manutenzione straordinaria, nel caso che non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento rispetto ai parametri urbanistici esistenti. Potranno reallizzarsi sin da subito, con una semplice comunicazione all'amministrazione comunale e senza necessità di presentazione della DIA (dichiarazione di inizio attività). Salvo non vi sia una legge regionale che lo vieta.
In attesa di ulteriori chiarimenti...
Li Gioi Giovanni

domenica 21 marzo 2010

Viaggio all'interno dei mercati: le azioni!

Senza entrare nel significato giuridico dei titoli azionari (per cui c'è il codice civile) vorrei sfatare un altro mito che molto spesso si usa ripetere: "le azioni non sono per i cassettisti!" oppure "le azioni vanno seguite!" (Ma cosa significa? Se compro un auto, non mi assicuro forse, quando mi sveglio, che sia ancora parcheggiata nel punto in cui l'ho lasciata il giorno prima o me ne frego altamente tanto sono assicurato?) Il discorso torna sempre al punto iniziale. Capire cosa si vuole ottenere dall'investimento e quali sono i nostri obiettivi di medio e lungo termine. A furor di popolo la risposta sarebbe ovvia: buon rendimento e capitale garantito, ma se quello che ho scritto in un post precedente è assodato, avremo ormai capito che ne l'uno, ne l'altro sono così sicuri. Ad esempio chi dubiterebbe del fatto che il Titolo di Stato sia il più sicuro anche se dà il più basso rendimento? Nessuno, forse. Ma se lo chiedessimo agli argentini (dopo la bancarotta dello Stato), ai greci (con la scure del rischio default che pende sulla testa) e senza andare troppo lontano, a noi italiani (con un rapporto debito/pil del 127%)? La risposta non sarebbe più tanto immediata. Allora perchè rischiare così tanto per essere remunerati così poco? Porto l'esempio al limite del paradosso. Se ho investito 10 anni fa €100 nei fondi Madoff o in Lehman ed ho guadagnato annualmente il 10%, in fin dei conti non ho forse ottenuto il 100% in interessi? E se invece avessi investito in un bond argentino al 2%? Dove è stata la perdita maggiore? Allora la seconda parolina da tener bene a mente quando si investe sui mercati azionari è: "diversificazione"! Ma è ancora troppo presto per iniziarne a parlare. Tornando alle azioni, prima di perderci ulteriormente nella vastità del discorso, mi riaggancio al fondamento di questi post: gli obiettivi. Se compro un'azione posso tenerla in portafoglio affinchè durante gli anni mi renda una certa percentuale del capitale investito (dividendo) o aprire delle "posizioni" di durata più breve per chiuderle quando i prezzi sul mercato volgono a mio favore: posso comprarla (al prezzo più basso) per rivenderla (al più alto): si parla in questo caso di posizione "long" o "rialzista"; posso venderla (al prezzo più alto) per comprarla (al più basso): posizione "short" o "ribassista". E nessuno mi vieta magari di entrare da "cassettista" (il termine che piace ai più) e cambiare strategia quando ho ottenuto ciò che mi ero prefisso in termini di capitale o rendimento. Tutto, sta nel tenere in considerazione il fatto che il valore dei titoli varia di continuo, perchè accade e se sono disposto a tollerarlo. In un mercato di concorrenza perfetta il valore di un titolo rispecchierebbe in ogni istante il reale valore economico del capitale della società (opportunità, reddito potenziale, flussi di cassa, ecc.) e qualora un titolo, a parità di condizioni, offrisse possibilità di rendimento superiore ad un altro, si investirebbe su di esso. Ciò farebbe aumentarne il prezzo e si annullerebbe quel vantaggio di cui si è appena parlato. I mercati reali, anche facendo di tutto per aumentarne l'efficienza, non saranno mai perfetti e le variabili che ne influenzano il prezzo sono molteplici (e talvolta sono anche create ad hoc per "giustificare" a posteriori l'andamento piuttosto che prevederlo): quadro macroeconomico o politico-sociale, risultati di periodo, eventi straordinari, semplice opportunità e umori. Supponiamo quest'ultimo caso. Il prezzo del titolo che io ho comprato a 10 scende a 8 perchè un grosso investitore sta disinvestendo dalla società. Ma i conti sono a posto, i ricavi stabili, i dividendi in crescita, le certificazioni senza rilievi: quale sarebbe il mio interesse a disinvestire dalla società se essa sta perfettamente realizzando quello che mi sono prefisso ed, anzi, perchè non cogliere l'opportunità per rafforzare la mia posizione su di essa? Il discorso è diverso se io fossi entrato nell'investimento attraverso un posizione "long" o "short". Avrei perso in termini di capitale nel primo caso e guadagnato nel secondo. Mi sarei potuto proteggere in tanti modi ma ogni protezione comporta comunque un costo (e quando è un grosso investitore a muoversi sul mercato ogni cautela presa può risultare inadeguata e gli effetti devastanti o meravigliosi, a seconda del punto di vista da cui lo si osserva). In questi casi, non c'è analisi tecnica del titolo che tenga: supporti, resistenze, candele giapponesi, medie mobili, indici di forza relativa vanno tutte a farsi benedire. Il market maker muove il mercato ed anche il trader più attento può venire risucchiato.
Quando si parla di Borsa allora è bene distinguere tra chi "scommette" e chi "investe".
Personalmente preferisco la seconda categoria. Sorretta dall'analisi fondamentale delle società e non di quella tecnica del titolo consente di guardare con più sicurezza all'investimento; ed anche se non ci rende immuni, di sicuro ci lascia più "tranquilli" e meno dipendenti dalle speculazioni e dagli umori del mercato nel breve e brevissimo periodo.
Giovanni Li Gioi

sabato 20 marzo 2010

Trading sul Forex in modo gratuito, ma reale!


Per chi vuole iniziare ad operare sul mercato dei cambi, degli indici o delle materie prime (in modo gratuito) segnalo Plus500, un prodotto che ho testato per circa una settimana qualche mese fa. Collegandosi al sito http://www.plus500.com/it/, scaricando il software e registrando il numero di telefonino viene inviato tramite sms un codice di tre cifre che consente di investire realmente sul mercato con l'accredito sul conto trading di un bonus di 20€ e non occorre fornire carte di credito, codici fiscali, mettere firme e nient'altro. Trattenendo un "margine di garanzia" (es. nel cambio €/$ di €12,50 che vi viene restituito quando chiudete la posizione), attraverso i CFD "contratti per differenza" e la "leva finanziaria" permette di aprire posizioni ("long" e "short": leggete il post precedente se non sapete la distinzione) del controvalore anche di 2500€.
Ma prima di parlare del prodotto è utile andare per ordine e fare qualche breve cenno.
ForEx. Il Foreign Exchange Market è il più grande mercato finanziario del mondo per numero e valore delle transazioni. Proprio per questo motivo ed il grandissimo numero di utenti è un mercato molto liquido e reattivo, aperto 24h/24 (tutti i giorni tranne i week-end). Su di esso vengono scambiate le valute: dollaro contro euro, dollaro contro Yuan, Euro contro Sterlina, ecc. definendo quindi il prezzo relativo di ogni "moneta".
CDF. E' un "meccanismo" che d, la possibilità di acquistare o vendere una certa quantità di valuta, merce, ecc. senza la necessità di disporre di mezzi per coprire tutto il controvalore ma solo la differenza tra prezzo di acquisto/vendita. In che modo? Forse è più difficile da spiegare che ad operarci! In primis: occorre un operatore che assicuri di seguire l'andamento del mercato e che ad ogni istante compensi guadagni e perdite sul conto.
Sul mercato corrente posso fare un'operazione finalizzata alla vendita, comprando un barile di petrolio sborsando 80€ e se il valore scende rivenderlo a 78€ con una perdita netta di 2€.
Con i CDF si ottiene lo stesso risultato (dell'operazione di vendita precedente) anche se non compro realmente il barile, ma mi impegno ad onorare la differenza tra prezzo di apetura e di chiusura. Mi spiego. Apro una posizione "long" al prezzo corrente di 80€ sperando di rivendere a 82€, ma, per mia sfortuna, il prezzo scende. Poichè sto perdendo decido di chiudere la posizione a 78€. Avendo aperto a 80 e chiuso a 78 anche in questo caso ho perso 2€. Morale della favola: non mi occorrono 80 euro per operare su questa posizione, ma solo 2 (in quanto la controparte è sempre presente al prezzo corrente, essendo il broker stesso). E' come se quando chiudo la posizione ricevessi quei 78€ a cui aggiungendo i miei 2€ ripagassi l'impegno di aver comprato a 80€. Per operare in questo modo basta depositare una frazione (il margine di garanzia di cui ho parlato prima) al fine di garantire la controparte delle transazioni nel caso in cui le valute, gli indici, ecc. abbiano corsi svantaggiosi per l'investitore (ad esempio se il prezzo del petrolio fosse sceso non di 2€ ma di otto e non ho soldi sul conto bonus, la differenza viene "pelevata dal margine di sicurezza".
Leva Finanziaria. Operare con i margini o CFD, permette di utilizzare la leva finanziaria. Cioè posso comprare la variazione non solo di un barile ma di 10, 100, 1000. Importante che per ogni quantitaivo abbia a disposizione quel margine di sicurezza di €12,50.
Vantaggi leva e forex: Possibilità di grandi guadagni per piccole variazioni di prezzo del sottostante.
Svantaggi: possibilità di mandare in fumo una grande quantità di capitali a causa di piccole variazioni di prezzo che sul mercato corrente non verrebbero nemmero rilevate. Estrema elasticità dei prezzi delle valute e delle commodities a minime variazioni delle informazioni, che per l'enorme bacino di utenza diventa impossibile tenere sotto controllo. Il cambio €/$ ad esempio è influenzato dall'inflazione in Cina, dal prezzo del petrolio, dal salvataggio della Grecia in Europa, dal debito italiano, dalle elezioni in Gran Bretagna, dalle previsioni dell'Ocse o dei risultati della Bce, dalle decisioni della Fed, da un discorso di Obama, Trichet, Geithner, Barroso, dal lancio di un missile in Antartide da parte della korea, da Google che chiude la sede in Cina, dalla Fiat che la apre, (spero renda l'idea) ecc.
I vantaggi del prodotto: semplicità, assenza di commissioni, strumenti tecnici a disposizione di tutti i tipi.
Svantaggi: (per sopperire alla mancanza di commissioni) gli spread tra tasso lettera e tasso denaro (prezzo a cui si acquista e a cui si vende) sono abbastanza elevati cosa che in fasi di mercato poco volatili creano una fase di stallo che non permette di chiudere facilmente la posizione con la possibilità di ritrovarsi con una perdita netta pari allo "spread" solo per essere entrati e usciti dalla posizione. Le posizioni scadono al massimo alla chiusura del mercato settimanale (venerdi) dunque se ho ancora posizioni aperte (magari perchè in perdita e stanno recuperando) vengono chiuse automaticamente confermando le perdite. Sede sociale della società Beelizee (paradiso fiscale! Fate voi).
Comunque vale la pena provare (Almeno finchè è gratis!) perchè solo operandovi si riesce a prendere confidenza con gli strumenti e i termini (spread, short, long, commodities, cambi, indici, grafici e provare a leggere in esse la conferma o meno delle varie teorie sull'andamento del mercato: teoria di Dow, indici di forza relativa, ecc.)

venerdì 19 marzo 2010

La Borsa, questa sconosciuta!

Mi trovo a volte a discutere con amici e parenti del tema dell'investimento finanziario e di accorgermi con stupore di quanto terrore suscita ancora la parola "Borsa": come se "investire in Borsa" fosse sinonimo di truffe, crack, scandali e sicure perdite. E ciò è paradossale in quanto la Borsa nasce proprio per l'esigenza opposta: rendere trasparente l'attività delle società che si quotano così da permettere al risparmiatore di aver la possibilità di investirvi in modo consapevole (potendo estrapolare tramite i bilanci la situazione economica, finanziaria e patrimoniale; l'andamento trimestrale; la corporate governance; i fatti di rilievo, le decisioni, le comunicazioni e tutte attività che devono essere eseguite in forma ufficiale e pubblica) e alle aziende di ottenere fondi senza la necessità di doverli restituire, ma al prezzo di "dividere", se così possiamo dire, i profitti con gli investitori (anzichè pagare altissimi interessi alle banche e dover sottostare a scadenze predeterminate o a rinegoziazioni ancora più onerose). Evidentemente qualche colpa c'è, figlia di quel clima di diffidenza creatosi a partire dai vari crack da cui non siamo ancora riusciti a liberarci per una serie di sfortunati motivi: bassa cultura finanziaria dei risparmiatori, insufficiente analisi delle agenzie di rating, limitati poteri degli istituti di revisione, fallimento dei controlli e degli organi di vigilanza, amministratori avidi ed estremamente furbi, banche spregiudicate che non hanno avuto alcuna remora ad accollare ai clienti titoli spazzatura a ridosso dei fallimenti dopo averne approfittato per anni o che magari "consigliano al cliente solo i prodotti che a loro convengono di più in perenne e ben-celato conflitto di interessi.
Magari si continua allora ad investire in conti deposito offerti da banche di diritto straniero a cui si accede solo possedendo già un conto corrente presso un altra banca e cui molto spesso bisogna pagare delle commissioni per i bonifici (di cui quasi sicuramente non si conosce fatturato, esposizione debitoria, patrimonio ma ci fidiamo a prescindere perchè ne vediamo gli spot in televisione 16 volte al giorno); in titoli del debito pubblico che affrono un rendimento incosistente e i cui dirigenti per moralità non hanno nulla da invidiare ai vari Tanzi, Cragnotti, Madoff; in fondi di investimento per cui la legge obbliga solo a mantenere una certa proporzione tra titoli diversi ai fini della loro classificazione in bilanciati, monetari, azionari, hedge, ecc. ma che rimette sostanzialmente al gestore la scelta delle operazioni da effettuare e dei titoli su cui operare (ed è pressochè impossibile conoscere la lista dei prodotti in portafoglio); piuttosto che in un'impresa italiana che magari produce utili da dieci anni, con debito perfettamente strutturato, di cui l'andamento è visibile e trasparente (in italiano e direttamente dal sito di Borsa ).

Parola d'ordine: Investire informati (sui prodotti e su se stessi)!


Il primo mito da sfatare quando si decide di investire i propri risparmi nei mercati finanziari è quello di credere che esistano prodotti privi di rischio. Esistono varie gradazioni di rischio, ma mai pari a zero. Spesso quando ci rechiamo in banca o dal promotore la richiesta più comune è che il "capitale sia garantito", ebbene: nulla è garantito sui mercati finanziari. A dire il vero il rischio non viene eliminato nemmeno se il capitale si nasconde sotto il materazzo (ladri permettendo), in quanto l'inflazione ne erode il valore ed in questo caso l'investimento, più che esporre, fronteggerebbe il rischio della perdita del potere d'acquisto. Il rischio come nella vita è sempre dietro l'angolo e se non può essere annullato, può essere tutt'al più contenuto; e, per essere contenuto deve essere conosciuto. Il rischio, (soprattutto) è inversamente proporzionale al grado di cultura finanziaria dell'investitore. La prima regola di un buon investimento è sapere in cosa si investe e perchè si investe. Non c'è peggio di andare diretti col portafoglio in banca e farci consigliare. Bisogna conoscere, informarsi, studiare, fare conti, confronti e riscontri. E' semplice. Quando si vuole affittare una casa, comprare un'auto o un elettrodomestico si consultano riviste specialistiche, si gira per concessionarie, e in ogni caso si ha quasi sempre in mente cosa si cerca. Almeno a grandi linee. Raramente siam usciti per comprare una panda nuova e siam tornati con un mercedes usato. Quando fissiamo l'obiettivo sappiamo quanto possiamo spendere, cosa dobbiamo farci, quanto tempo la terremo prima di cambiarla e quando dovremmo fare i primi controlli, tagliandi, ecc. Lo stesso allora deve essere per il prodotto finanziario. Spesso (specie da qualche anno) si sono moltiplicati i casi in cui ci si recava in Posta per comprare un Buono Fruttifero o accendere un Libretto di deposito risparmio e si tornava a casa con un Fondo monetario; o in Banca per comprare un obbligazione e si finiva per comprare un prodotto strutturato. Si deve aver ben chiaro cosa si cerca dall'investimento e sostanzialmente quantificare: 1) quanta parte delle mie disponibilità sto investendo; 2) quanto ne potrebbe servire nel breve futuro ; 3) quanto sarei disposto eventualmente a perderne (nessuno spera in ciò, ma è necessario per disinvestire in tempo); 4) quanto tempo ho da dedicargli. Dunque ogni investimento va legato ad un preciso profilo. Faccio un esempio su cui scherzavamo qualche giorno fa con un amico promotore. Le persone, in generale le famiglie, sono avverse al rischio per definizione, ma l'avversione non dovrebbe sfociare nell'inerzia. Capita spesso infatti che in vista di un futuro esborso (comprare auto, casa, celebrare un matrimonio) si mantengano sul conto corrente in forma liquida cifre, anche ingenti, che a volte rimangono infruttuose per anni. La durata del vincolo è fondamentale in questo ambito. Sempre più spesso sento dire: - non vorrei vincolarmi per troppo tempo "non si sa mai" e si finisce con l'entrare in un investimento di breve termine, con scarso rendimento e ritrovarsi, a scadenza nel medesimo punto (di partenza) a dovere scegliere un nuovo impiego, quando si sarebbe potuto guardare, invece, ad un orizzonte più lontano e godere di un rendimento a scadenza più elevato oppure di una buona rendita.